mercoledì 27 gennaio 2016

disegno di Thomas Geve, bambino sopravvissuto

Dopo il film su Anna Frank i ragazzi
mi chiedono come si scrive “Auschwitz”
un’unica domanda
asettica e ortografica
che non mi crea imbarazzi
. Non mi domandano
quante persone
stipavano in ogni vagone
se l’odio nasce dalla testa o dal cuore
o perché ti scambiavano il nome
con un numero di targa
come se fossi un fuoristrada
In ogni caso ad Auschwitz ci sono stato
All’entrata c’era un chiosco
dove vendevano wurstel
e la mia domanda
quella che a me sorgeva spontanea
era come si fa
ad addentare carne
in un posto così
. Intanto dentro
la gente scattava foto a mitraglia
alcuni addirittura in posa
e uno perfino abbozzando un sorriso
Guardo i ragazzi
che hanno visto il film
e che nonostante le immagini
di cenere e sangue
non hanno proprio altre domande
A come Ancona gli dico
U come Udine
S come Savona
C come Como
H come hotel
W come Washington
I come Imola
T come Torino


Simone Consorti

martedì 26 gennaio 2016

istantanea


Antonio Palmerini, the Woodman's syndrome


C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
È tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.
È lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.
Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.
Pensa quel tanto che serve,
non un attimo in più,
perché dietro quell'attimo sta in agguato il dubbio.
E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.
A volte un po’ lo invidio
– per fortuna mi passa.
Wislawa Szymborska,  C’è  chi

sabato 9 gennaio 2016

si riparte ...

Ogni giorno per me è l’inizio di un nuovo anno, e io cerco di propiziarmelo con buoni pensieri che liberano l’animo dalle meschinità.
Lucio Anneo Seneca, Lettere a Lucilio, 62/65






mercoledì 6 gennaio 2016

venerdì 1 gennaio 2016

Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero? 

Giacomo Leopardi - Dialogo di un Venditore d'almanacchi e di un Passeggere, in Operette morali, 1827/34
 
From “A Trip to the Planets” (1925)

domenica 13 dicembre 2015

Santa Lucia e la sarta




Santa Lucia – Foto Enzo Nocera 1970 – © Laudie Nocera


Mia nonna quando dovevamo sistemare i vestiti ci portava da una sua amica sarta. 
Abitava due strade più giù della sua, nella stessa baraccopoli. 

Io l'accompagnavo sempre.

Una stanzetta del prefabbricato era stata adibita a laboratorio. 
Ricordo i mucchi ordinati di vestiti, i metri, gli spilli, lo specchio e un impressionante dipinto a olio, da cui Santa Lucia mostrava il piattino con i suoi occhi. 

Mia nonna la prima volta, leggendo lo sconcerto sul mio viso, presentandomi la Santa mi disse che non dovevo averne paura perché era buona e mi voleva bene... 

Da quando mi era stato diagnosticato il problema alla vista, nella sua camera da letto lei aveva allestito un altarino dedicato a Santa Lucia; aveva cura che una lucina rimanesse sempre accesa davanti all'immagine della Santa, a testimonianza della sua devozione.

Nonna, forte e pragmatica, era circonfusa da quell'aura di magia che accompagna certe donne del sud, cresciute in una terra dove religione e credenze popolari si mescolano in combinazioni sorprendenti.

Poi, dopo la sua morte, l'altarino si spense con lei. E la mia vista è notevolmente peggiorata da allora. 

Per fortuna le lenti a contatto, grande invenzione, fanno in modo che io possa vedere abbastanza bene e talvolta, quando le ripongo nel loro contenitore, penso al piattino con gli occhi della Santa e alla sarta amica della nonna.