domenica 17 aprile 2011

Non so se esiste ma soffro della sindrome di Ulisse. (episodio pilota)

Scaccia pure col forcale la tua indole, tornerà ugualmente.

Orazio, Epistole
Rossana Taormina "Spazio interno-esterno", 2007

I miei genitori, in più occasioni, tirano fuori un particolare aneddoto legato alla mia infanzia, evidentemente nascondono nella narrazione un messaggio che io continuo a far finta di ignorare.
A quanto pare anche da piccolissima ero posseduta da una vorace curiosità del mondo e affascinata da luoghi altri che risultavano magici ai miei occhi.

Così, gettando nello sconforto i miei, chiedevo al postino, allo spazzino, a chi ci consegnava le bombole del gas (insomma a chiunque bussasse alla porta di casa) di portarmi via per un po', convinta che queste persone vivessero avventure straordinarie, mentre io mi annoiavo tra le rassicuranti mura domestiche.

Finalmente, verso i cinque anni, mi resi conto dell'abbaglio e in seguito, annebbiata da fumi letterari di vario genere e spinta anche da una certa vocazione al nomadismo, per un breve periodo cominciai a desiderare di far parte di un circo. Il circo: una famiglia allargata che condivide il piacere di un viaggio avventuroso.
O perlomeno questa era l'idea romanzata che io avevo allora della vita circense.

Avevo anche scelto il mio personaggio: la contorsionista.
Ancora oggi poco mi adatto ad una vita "lineare", sono rimasta la contorsionista di un tempo che allo sguardo offre sempre se stessa ma assume configurazioni diverse e da diverse prospettive rivolge gli occhi al mondo.

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