martedì 27 marzo 2012

indirizzo sconosciuto, restituire al mittente

La mia infanzia non ha mai perso la sua magia, non ha mai perso il suo mistero, e non ha mai perso il suo dramma.
 Louise Bourgeois


immagine da internet

Ricordo quando a casa della mia nonna materna, Nonna Bice (diminutivo di Brigida), arrivavano le buste con i profili blu e rossi, le lettere che la sorella le spediva dall'altra parte del mondo.

Le mattine in cui il postino suonava alla porta per consegnarne una, la porgeva a mia nonna con gesto teatrale e un bel sorriso: sapeva che quello era per lei un momento di pura felicità.
Io le sedevo vicino mentre lei, sorridente e agitata, lasciava perdere tutte le sue innumerevoli attività e apriva la busta con movimenti precisi e ordinati, in modo da non sciupare la carta.

Leggeva tutto con gli occhi, velocemente, poi si concedeva un sospiro di sollievo perché la missiva raccontava solo di momenti felici. Finalmente la leggeva anche a me, rivolgendomi di tanto in tanto gli occhi luminosi, attraversati, forse, da immagini liete della sorella lontana in un presente che lei poteva solo immaginare.
Infine mi raccontava episodi della loro infanzia, delle giornate condivise, in quel momento la voce tradiva il peso della lontananza.
Solo allora mia nonna, sempre energica e battagliera, appariva ai miei occhi vulnerabile, fragile come una bambina, mentre io l'abbracciavo ascoltando in silenzio le sue parole. 

Tanto tempo è trascorso da allora, ma non passa giorno che il mio pensiero non vada a lei; a volte immagino che le mie parole possano raggiungerla ancora al suo sconosciuto attuale indirizzo e che lei le legga, aprendo con cura l'incorporea missiva contornata di rosso e blu, per poi sorridere indulgente e divertita.

Mia nonna una lontana sera di novembre andò via, troppo presto e all'improvviso, senza dirmi niente, ma lei era fatta così, odiava gli addii perché si commuoveva sempre...

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